Serata DIM: perché siamo arrivati alla svendita degli NPL?

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San Marino. Perché è stato mandato via il vecchio Cda di Cassa di Risparmio, a un mese dalla scadenza del suo mandato? Perché Celli ha scelto un cda montepaschiano per sostituirlo e redigere il famoso bilancio fallimentare? Perché questi se ne sono andati subito dopo e il governo gli ha pure concesso la manleva? Elena Tonnini, alla serata DIM, ricostruisce lucidamente la cronologia dei fatti che si sono succeduti.

“L’ordinanza Morsiani – spiega – fa intravvedere l’ombra di Confuorti sul bilancio di Cassa. Come, visto che non c’erano rapporti ufficiali? Semplice: attraverso le pedine messe lì apposta. Pedine che consigliavano le consulenze per legittimare le scelte.” Si tratta di nomi che ormai sono diventati familiari un po’ a tutti:  la Ria Gran Thornton, la Boston Conslting, la PWC. Hanno relazionato sulla revisione degli attivi, sul piano industriale di Cassa e così via. Ma dietro alle relazioni c’era tutto un sistema di scambio di informazioni con le società di Confuorti. “Un vero e proprio blitz portato avanti con interessi esterni”.

“L’approccio sul bilancio è strettamente legato alla cessione dei crediti” continua la Tonnini. I famosi NPL. Infatti, svalutando i crediti si va automaticamente a definire il loro prezzo di vendita. Fa un esempio: se noi dobbiamo vendere una macchina usata e ci avvaliamo di un perito, e se questo perito, per caso, è d’accordo con l’acquirente, è chiaro che il prezzo indicato per la nostra macchina sarà molto, molto basso.

Qui si innesta la commissione finanze del 4 aprile scorso, convocata per avvallare una scelta di vendita al ribasso, con l’audizione del presidente della SGCD, professor Trombone. Una commissione dove si è preteso il voto subito, mentre l’opposizione chiedeva tempo. Quel voto serviva ad garantire una scelta impropria. Tanto più che, mentre il governo raccontava al Paese di una gestione interna degli NPL, il presidente Carisp Fabio Zanotti portava avanti da mesi una trattativa di vendita.

“Il problema è che nel pacchetto Arcade, ci sono crediti buoni e crediti deteriorati, lingotti d’oro in mezzo alla spazzatura. Non si possono mettere tutti insieme” dice la Tonnini.

Ecco uno specchietto del valore nominale del pacchetto Arcade:

Arcade: 2,189 miliardi

Vendita: al 7,5 per cento

Ricavo: 165 milioni

Quota per Cassa: 109 milioni

Ben diversa è la stima di recupero della Ria Gran Thornton:

Detto Factor: 182 milioni, di cui 157 per Cassa

Plus Valore: 180 milioni, di cui 82 per Cassa

Carifin: 93 milioni, di cui 46 per Cassa

Totale del pacchetto: 456 milioni, di cui 286 per Cassa. C’è una differenza di 177 milioni (per comodità di scrittura non abbiamo messo i decimali)

Perché? Perché? Perché? Quanti perché sono rimasti senza spiegazione… Almeno finora.

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