Renzi sull’Accordo UE: diritti, benefici, opportunità

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San Marino. Desidero ringraziare per l’opportunità concessami nel poter riferire in merito al negoziato relativo alla stipula di uno o più Accordi di associazione fra l’Unione europea da un lato e, rispettivamente, San Marino, Andorra e Monaco dall’altro.

L’avvio ufficiale dei negoziati, datato 18 marzo 2015, ha fatto seguito a un lungo lavoro di preparazione di diversi anni: contatti, visite di funzionari della Commissione europea, predisposizione di questionari e, naturalmente incontri politici con le autorità della Commissione stessa e con quelle degli altri due Paesi interessati.

La proposta metodologica che la Commissione, e più specificatamente il Servizio Europeo per l’Azione Esterna (SEAE) inoltrò ai tre Paesi ai primi del 2015 fu dunque quella di definire, attraverso la redazione di un testo istituzionale comune ai tre Paesi e all’Unione, i principi giuridici fondamentali dell’Accordo, gli organismi interni di verifica e di discussione, le clausole relative all’interpretazione uniforme dell’Accordo stesso, il ruolo della Corte di Giustizia nella soluzione delle controversie e le questioni relative a entrata in vigore e cessazione degli effetti dell’Accordo medesimo; in definitiva quelle che solitamente si definiscono “le regole del gioco”.

Accanto al testo istituzionale, il futuro Accordo di associazione dovrebbe essere costituito da tre rispettivi Protocolli-Paese (uno per ogni Stato associato) e i relativi Allegati. In essi avrebbero dovuto confluire tutti quegli aspetti relativi al recepimento delle norme dell’acquis communautaire relative alle quattro libertà fondamentali (circolazione delle persone, delle merci, dei capitali e dei servizi) e le cosiddette politiche orizzontali a esse collegate per il buon funzionamento del mercato unico (ad esempio, telecomunicazioni, trasporti, ambiente, ecc.).

Devo subito evidenziare come durante alcuni mesi iniziali i negoziati abbiano registrato dei ritardi sulla prevista tabella di marcia a causa di diversi fattori, probabilmente sottostimati dalla Commissione europea: dall’avvicendamento dell’equipe negoziale della Ue dopo pochi mesi di lavoro, che ha costretto ad aggiornare quanto fatto fino ad allora, alla volontà esplicita della Ue di portare avanti il negoziato congiuntamente con i tre Paesi di ridotte dimensioni territoriali, nonostante le oggettive diversità delle posizioni di partenza, ma soprattutto dei diversi obiettivi finali dei tre Stati. Non va dimenticato inoltre che i tre Paesi avevano tempistiche differenti e in particolar modo idee differenti anche sulla struttura dell’Accordo, fino alla preferenza per tre diversi Accordi bilaterali anziché un unico Accordo con tre Protocolli-Paese.

Questi aspetti hanno quindi influito sulla tempistica, dato che fino a tutto il 2016 i lavori negoziali si sono principalmente imperniati sulla parte istituzionale, con le difficoltà enunciate poco sopra. Tuttavia sono stati compiuti, con volontà soprattutto della delegazione sammarinese che ha svolto una sorta di ruolo di raccordo fra i tre Stati, diversi passi avanti.

Nel frattempo, i tre Paesi associandi hanno avuto l’incarico di analizzare tutti gli accordi bilaterali esistenti con i Paesi membri della Ue che riguardassero materie comprese dal futuro Accordo di associazione; tali accordi, o parti di essi, se in contrasto con il nuovo testo, dovranno essere abrogati in intesa tra le parti stesse e la Commissione europea.

La Repubblica di San Marino, per voce delle principali Autorità della Ue – in primis il Presidente della Commissione Jean Claude Juncker e l’Alto Rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza Federica Mogherini – si è distinta fra i tre partecipanti per la maggiore volontà nel raggiungere un accordo e per la decisione mostrata per raggiungerlo nei tempi più rapidi possibili; ciò nonostante, le difficoltà di ragionare a tre con differenze sostanziali di obiettivi e la richiesta di poter scindere i tre negoziati per poter appunto accelerare i tempi, non hanno prodotto il risultato allora sperato di separare i negoziati e poter procedere quindi alle diverse velocità richieste da San Marino.

Al principio del 2017 il SEAE ha proposto di inserire una nuova metodologia di lavoro; pur non derogando al principio dell’Accordo unico, e quindi del negoziato congiunto, ha chiesto ai tre Paesi di iniziare autonomamente il processo di studio, analisi e recepimento dell’acquis dell’Unione, suddividendo l’enorme massa di norme (circa 12.000 atti) in 25 Annex, per materia, e chiedendo che per ogni Annex i Paesi fornissero un quadro il più preciso possibile, indicando quali atti non ponevano difficoltà nel recepimento (per comodità metodologica evidenziati in verde in apposite tabelle), quali invece avevano bisogno di adattamenti, o che comunque presentavano un qualche ordine di difficoltà, (da evidenziare in arancione) e quali infine non sarebbero applicabili o presentassero difficoltà insormontabili (da evidenziare in rosso).

Per realizzare questa ‘segnalazione semaforica’, San Marino ha coinvolto tutti i settori della Pubblica Amministrazione in un gigantesco lavoro di studio e di analisi della normativa interna e di conseguente analisi comparativa con la normativa dell’Ue al fine di evidenziare anche le principali divergenze e fornire le relative proposte al Governo; sono stati creati appositi gruppi di lavoro interdipartimentali coordinati dalla Direzione Affari Europei del Dipartimento Affari Esteri che, con la importante collaborazione del Consigliere giuridico del Governo, hanno iniziato l’analisi e realizzato le colorazioni richieste, evidenziando ai responsabili politici di competenza i punti critici e quindi predisponendo le proposte negoziali da sottoporre all’avallo del Governo. Nel contempo il nuovo Governo ha impresso una importante accelerazione nella definizione delle linee rosse della Repubblica di San Marino ed anche richiesto incontri ai più alti livelli delle istituzioni della Ue per dare un impulso al negoziato. Cosa che in questi giorni vediamo finalmente concretizzarsi. Va ricordato, per incidens, che la decisione sulla Brexit avrebbe potuto influire negativamente sulle tempistiche del negoziato.

Da parte del SEAE è nel frattempo aumentata la frequenza degli appuntamenti negoziali a Bruxelles; indicativamente ogni 5/6 settimane le delegazioni dei tre Paesi si sono riunite nella capitale belga per analizzare e confrontarsi ogni volta su uno o più Annex tecnici, sia a livello bilaterale tra le delegazioni dei singoli Paesi con il SEAE e i tecnici della Commissione, sia a quattro in sede multilaterale per proseguire – sempre con molta difficoltà – i negoziati sulla parte istituzionale.

Difficoltà relativamente minori, ma comunque considerevoli, sono state riscontrate nei settori relativi alla libertà di circolazione delle merci, in quanto nei fatti le imprese sammarinesi che esportano al di fuori dei ristretti confini nazionali sono obbligate a recepire internamente l’acquis dell’Unione. Di conseguenza il lavoro dei vari gruppi tecnici è consistito nel redigere una serie di Testi Unici per materia – in modo da rendere più agevole la comprensione e l’interpretazione dell’acquis agli operatori – e, adottando la tecnica del rinvio dinamico (concordata ovviamente con la Commissione europea) è stato garantito l’adattamento del nostro quadro normativo alle evoluzioni del diritto dell’Unione. Sono stati quindi depositati presso la Segreteria Istituzionale 7 Testi Unici, relativi a circa 660 atti dell’Ue, mentre altri 7 Testi Unici sono nella fase di ultima verifica prima del relativo deposito, per altri circa 370 atti Ue recepiti.

Questi atti hanno riguardato le tematiche di maggiore interesse per la Repubblica di San Marino e quelle parti dell’acquis già di fatto recepite nella pratica dalle aziende sammarinesi per regolare le loro metodologie di import/export.

Nel frattempo mentre si definivano i contorni del quadro giuridico-istituzionale e si concretizzava lo studio e l’analisi dell’acquis, è iniziato all’interno della maggioranza e del Governo un dibattito in merito all’identificazione delle principali linee rosse, alla luce delle precise disposizioni degli atti della Ue analizzati.  Su queste linee rosse, poi, è iniziata anche la condivisione all’interno della Commissione Consiliare Permanente Affari Esteri, con audizioni del Segretario di Stato per gli Affari Esteri, della Direzione Affari Europei del Dipartimento Affari Esteri e del Consigliere Giuridico del Governo.

Eccellenze

Signori Consiglieri,

è bene ricordare, di fronte alle critiche ricevute, che la riservatezza delle bozze di testo negoziale che la Commissione europea condivide con le delegazioni dei tre Stati membri sono coperte dal massimo riserbo; in esse sono comprese le posizioni anche divergenti che i Governi dei tre Stati coinvolti hanno presentato alla Ue, posizioni che non sempre sono state condivise con le rispettive opinioni pubbliche e Parlamenti. Di fronte a questo problema di correttezza istituzionale, il Governo ha quindi chiesto che tali dibattiti avvenissero in seduta segreta.

Ciò non impedisce la volontà già espressa da me personalmente di ampliare il confronto anche alle delegazioni dei partiti.

Nel novembre dello scorso 2018, una delegazione del SEAE, presieduta dal Capo Negoziatore Thomas Mayr-Harting e integrata dal vice negoziatore Claude Maerten (nei fatti l’interlocutore quotidiano delle delegazioni dei tre Paesi), si è recata a San Marino per fare il punto sul negoziato e discutere apertamente delle questioni delicate e sensibili per San Marino. In occasione di tale appuntamento, il Governo ha presentato una lista comprendente una decina di punti sensibili, integrati da una relazione preliminare che illustrava il quadro generale istituzionale, economico e produttivo della Repubblica di San Marino a motivazione di alcune richieste di adattamento particolare dell’acquis communautaire nell’ordinamento sammarinese.

Questa decina di punti, che andavano da aspetti relativi alla libertà di stabilimento delle persone, alla libera circolazione dei lavoratori, al sistema bancario e  finanziario, alle modalità relative agli aiuti di Stato, al monopolio dei servizi pubblici – solo per citare i principali – sono stati illustrati da una delegazione di Governo ai funzionari del SEAE, non per proporre soluzioni preconfezionate ma per iniziare un dialogo sulle modalità di approccio a queste problematiche fondamentali per la Repubblica di San Marino.

Contestualmente, anche il Principato di Andorra e il Principato di Monaco hanno attuato il medesimo approccio, ognuno di essi ovviamente nel cercare di salvaguardare al massimo i propri obiettivi, in parte comuni anche alla Repubblica di San Marino ma in parte anche totalmente differenti.

In occasione di questo dibattito, in parte difficile, la Repubblica di San Marino e la Commissione europea si sono impegnate tuttavia a proseguire i colloqui e a studiare possibilità di giungere al migliore dei compromessi possibili nell’interesse di ambo le parti.

I gruppi tecnici di lavoro all’interno dell’amministrazione sammarinese si sono quindi impegnati a fondo nello studiare a questo punto soluzioni alternative, volgendo la propria attenzione a quegli esempi già presenti nell’ordinamento dei Paesi Ue, dello Spazio Economico Europeo[1] e dei Paesi aderenti all’EFTA[2] (Associazione Europea di Libero Scambio). In particolar modo lo studio e l’analisi di soluzioni adottate, soprattutto da parte di Paesi di ridotte dimensioni territoriali nell’ambito di questi Organismi, sta fornendo interessanti indicazioni che il Governo è impegnato a valutare. Un esempio di ciò è stato presentato, in seduta segreta, nel corso dell’ultimo incontro con la Commissione Consiliare Permanente Affari Esteri solo pochi giorni fa, in merito a possibili soluzioni alle problematiche relative alla libertà di stabilimento delle persone fisiche, ottenendo – grazie a un apposito Ordine del Giorno – un mandato a proseguire queste analisi e a formulare le relative proposte nel corso degli appuntamenti negoziali con la Commissione.

Proprio non più di quindici giorni fa, in occasione dell’ultima seduta negoziale di marzo, sono stato contattato direttamente dal Capo Negoziatore Thomas Mayr-Harting per un incontro di estrema importanza. Durante tale incontro, avvenuto nei locali della nostra Missione a Bruxelles, Mayr-Harting si è fatto latore di un messaggio del Presidente Juncker relativo alla volontà – da parte della Commissione stessa – di parafare un testo entro la fine del proprio mandato, e quindi prima dell’estate in modo da dare un forte impulso al negoziato medesimo.

La Repubblica di San Marino non si è certo tirata indietro di fronte a questa proposta, che va in direzione degli interessi della Repubblica stessa, dei suoi cittadini, delle sue imprese e del suo mondo bancario e finanziario: addivenire quanto prima alla definizione di questo negoziato. Tuttavia, è fondamentale che all’eventuale parafatura della parte istituzionale del testo – come richiesto dal Presidente Juncker – vengano fornire idonee garanzie affinché siano tenute nella debita considerazione le principali esigenze che San Marino ha manifestato nel corso dei negoziati. La sessione negoziale dei giorni immediatamente successivi ha consentito dunque alla delegazione sammarinese di ribadire le proprie linee rosse cui accennavo nella parte iniziale del mio intervento.

Eccellenze,

Signori Consiglieri,

in conclusione di questo mio intervento, desidero infine porre la massima attenzione a un aspetto politico che reputo di estrema importanza; a seguito della recente visita a San Marino del rapporteur del Parlamento europeo Juan Fernando Lopez Aguilar, lo stesso europarlamentare ha presentato una relazione – approvata a larghissima maggioranza (43 voti a favore, 4 contrari) – a nome del Parlamento europeo in cui rivolge al Consiglio europeo e alla Commissione europea alcune raccomandazioni in merito all’Accordo di associazione tra l’Unione europea e San Marino, Andorra e Monaco; Accordo che, desidero ricordare, dovrà essere sottoposto al Parlamento europeo per la necessaria ratifica.

In tale raccomandazione, il Parlamento europeo evidenzia alla Commissione e al Consiglio la lunga storia di statualità dei tre Paesi di ridotte dimensioni territoriale e il loro essere al centro della storia europea; che il partenariato Ue con essi si basa su un complesso di valori politici e culturali comuni; che l’interesse alla maggior integrazione di questi Paesi con la Ue è reciproco, anche al fine di assicurare certezza del diritto e per confermare l’importanza che San Marino, Andorra e Monaco rivestono per i Paesi limitrofi per il numero considerevole di cittadini Ue che lavorano nei tre Stati; che è importante da parte della Ue tenere pienamente conto delle specificità dei tre Stati in linea con la dichiarazione n. 3 relativa all’art. 8 del Trattato sull’Unione europea, per cui è importante prendere atto delle piccole dimensioni di San Marino, Monaco e Andorra sia in termini territoriali che di abitanti e delle relative implicazioni in termini di mantenimento di un accesso e di una inclusione socioeconomici adeguati per i cittadini di tali Stati; che per garantire tale accesso – essenziale per mantenerne l’identità – sia essenziale preservare, anche mediante adeguate disposizioni nell’Accordo di associazione, il tessuto politico, socioeconomico, culturale e identitario di San Marino, Andorra e Monaco adattandolo alle realtà dell’integrazione europea.

La raccomandazione, che verrà pubblicata prossimamente e che suggerisco a tutti i membri di quest’aula di visionare, prosegue evidenziando i progressi effettuati dai tre Stati di ridotte dimensioni territoriali nella regolamentazione del settore bancario e finanziario ai parametri Ue, agli impegni assunti in merito alla trasparenza, all’equità fiscale e alle misure anti-BEPS[3].

Un aspetto della raccomandazione espressamente dedicato alla Repubblica di San Marino fa poi diretto riferimento alle difficoltà che San Marino attualmente incontra nell’esportare verso Stati Ue diversi dall’Italia a causa della documentazione burocratica a essa richiesta (documento T2); questo particolare aspetto, mi preme ricordarlo in quest’Aula, è stato portato avanti da moltissimi anni – ben prima che iniziasse il negoziato sull’Accordo di associazione – con i competenti servizi della Commissione, in particolare con la DG TAXUD; ed oggi per la prima volta, grazie anche all’impegno del team negoziale della Repubblica di San Marino, figura in un documento ufficiale della UE. Sono state numerose le riunioni con i vertici di ANIS e tra i relativi consiglieri giuridici al fine di trovare soluzioni per eliminare o quanto meno attenuare gli effetti del documento T2. Numerosi anche gli incontri – che stanno proseguendo anche in questi giorni – con la DG TAXUD e il SEAE per addivenire a una soluzione che possa consentire agli operatori sammarinesi una operatività senza discriminazioni e alla pari con quelli dei Paesi Ue. A tale scopo sarà mia cura incontrare a breve i rappresentanti delle organizzazioni degli imprenditori per riferire in merito a tali sviluppi.

Di particolare rilievo anche un altro aspetto evidenziato dalla raccomandazione dell’eurodeputato Lopez-Aguilar:mi riferisco specificatamente all’invito al Consiglio e alla Commissione di esaminare la fattibilità, in parallelo con i negoziati in corso sull’Accordo di associazione, di garantire alla Repubblica di San Marino un adeguato accesso alla liquidità dell’Eurosistema attraverso un diretto contatto con BCE. Questa possibilità, d’altronde prevista dall’art. 23 dello Statuto di Banca Centrale Europea, potrà consentire una fattiva capacità di resilienza del nostro sistema bancario e finanziario oltre a garantire condizioni di competitività non falsate agli istituti di credito operanti nella Repubblica di San Marino.

Queste e molte altre cose sono contenute nel rapporto Lopez-Aguilar, dove si evidenzia in più parti l’interesse reciproco e i vantaggi per tutte le parti nel trovare una soluzione ai problemi oggettivi dei tre Paesi di ridotte dimensioni territoriali per consentire loro un’integrazione all’interno del mercato unico europeo.

Eccellenze,

Signori Consiglieri,

è di fondamentale importanza che questo processo ci veda procedere con unità di intenti allo scopo di raggiungere un risultato che non sarà il risultato di questa maggioranza, di quelle passate o delle future: gli interessi della Repubblica di San Marino, evidenziati alla Commissione europea, benché non discussi pubblicamente nel Paese, non sono frutto di riflessioni riservate in stanze chiuse, ma sono frutto di analisi e confronti interni all’Amministrazione ed al tessuto sociale e produttivo del Paese, i cui esiti sono stati discussi e rielaborati con gli stessi funzionari in molte riunioni nel corso di questi mesi. Lungi da me e dal Governo quindi voler far intendere come una eventuale non condivisione pubblica sia il frutto di una precisa volontà di segretezza a tutti i costi. Voglio ricordare che di questi temi si è trattato anche, pur con i dovuti toni, in numerose trasmissioni televisive a cura dell’emittente di Stato e nei notiziari appositamente predisposti dalla stessa RTV chiamati “TG Europa”, trasmessi a cadenza settimanale e ancora a disposizione nel sito web dell’emittente. Esiste inoltre una sezione all’interno del sito web della Segreteria di Stato per gli Affari Esteri dedicata al negoziato e continuamente aggiornata, ove sono contenuti documenti e riferimenti in merito ai principali aspetti del negoziato.

Non nascondo che occorrerà fare di più; al riguardo posso confermare che a breve inizierà una campagna informativa nel Paese che cercherà di informare la popolazione in merito ai principali punti dell’Accordo di associazione, pur nel rispetto di quei vincoli di riservatezza che riguardano soprattutto aspetti circa le decisioni e le azioni degli altri Paesi partner. In questo percorso ciascun sammarinese può e deve sentirsi protagonista per i migliori esiti di una scelta che, ne sono certo, segnerà profondamente ed in maniera positiva le sorti future del nostro Paese. Oltre alla spinta ideale di appartenenza a comuni valori e a identità di vedute sui principi fondanti della civiltà occidentale rappresentati dall’Unione europea, oltre agli auspici che tutti formuliamo di una Europa meno tecnocratica e più vicina alle esigenze dei popoli, ciò che è in discussione anche e soprattutto per la Repubblica di San Marino è un dato fattuale di effettivo miglioramento delle proprie condizioni nel rapporto con la stessa Ue.

Ciò che proprio in conclusione di questo intervento voglio evidenziare, infatti, con forza è che la Repubblica di San Marino è già legata all’Unione europea da alcuni accordi fondamentali, come la Convenzione Monetaria e l’Accordo di Unione Doganale; accordi che purtroppo nel tempo hanno imputato al nostro Stato crescenti oneri ed obblighi quali condizioni necessarie ed ineludibili per poter mantenere l’indispensabile grado di collaborazione tra la Ue e la Repubblica.

In definitiva, se ad oggi in poche parole dovessi definire la portata dell’Accordo di Associazione lo farei in questo modo: l’opportunità per San Marino di integrare finalmente quegli obblighi con dei diritti, con dei benefici, con delle opportunità che possano pienamente rispondere alle esigenze di tutti i nostri cittadini.

[1]
[1] SEE: composta dai Paesi dell’Unione europea e da Norvegia, Liechtenstein e Islanda

[2]
[2] Svizzera, Liechtenstein, Norvegia e Islanda

[3]
[3] Erosione della base imponibile e trasferimento degli utili

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