Il medico risponde (consigli su salute e medicina) – Acufeni o i “fischi” all’orecchio

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Il medico risponde

Rubrica quindicinale a cura del Dott. Gabriele Saudelli, medico chirurgo.

Medico esperto in Agopuntura, Fitoterapia e Medicina Tradizionale Cinese. Già docente e tutor in Fitoterapia presso il Master di II livello in “Fitoterapia cinese e Fitoterapia occidentale in medicina integrata” del Dipartimento di Scienze Mediche, Chirurgiche e Neuroscienze Università di Siena

Una autentica maledizione per un medico è il paziente (davvero tanto, in questo caso) affetto da fischio all’orecchio, ovvero l’acufene, letteralmente “la manifestazione di un suono” in realtà inesistente, una allucinazione sonora. Si possono invocare moltissime cause, dalla anzianità alla patologia psichica o, mettendole insieme, alle demenze senili, cioè non si sa bene. A volte la malocclusione dentaria, cioè la masticazione non equilibrata tra le arcate destra e sinistra, legata anche questa a numerose cause. Tantissime le cause invocate, dunque. Il che significa che, anche in questo caso, noi medici navighiamo un po’ nella scarsa conoscenza. Il termine corretto sarebbe “ignoranza”, ma di questo ne parleremo in altra occasione; ma ne parleremo: è un importante argomento, al giorno d’oggi.
Fatto sta che, nel mio delirio di ignoranza e curiosità, mi capitò una strana storia: un acufene, ovviamente, ma davvero del tutto particolare. Avvenne così:
Era una mattina di sole. La paziente si era prenotata per una prima visita; giunse in treno da Pescara, suonò, entrò e si sedette di fronte a me, alla scrivania.
“Buongiorno, signora, cosa posso fare per lei?” “Mah, io sono pazza, veda lei.”. “Oh, nemmeno io scherzo! Ma qual è la sua pazzia?” “Sento le voci” “Ah, è già stata vista dallo specialista?” “Sì, abbiamo provato qualche cura, senza risultato. Sa, sono pazza. Provo da lei.”
Certo che una paziente che si autodefinisce pazza non è frequente. Vediamo se ci sia sotto qualcos’altro. “Queste voci cosa le dicono?” “Non sono voci: è una musica”. Beh, pensai, almeno… “E che musica è?”. “Una canzone, sempre e solo quella.” Oops, poveretta, almeno cambiasse. “Ma che canzone è?” “Gliel’ho detto, sono matta: ha presente la pubblicità in TV della (nome compagnia telefonica)? È la stessa che mettono in attesa prima di parlare con un operatore. Beh: è quella.” “Ma pensa..” “Le dirò di più, così capisce che sono matta davvero: di recente hanno cambiato pubblicità e musica, anche nei call center, ed io ho cambiato canzone e ora sento solo quella nuova. Capisce ora quanto sia pazza?”
Strano davvero; mi venne allora in mente un breve cenno su una storia clinica simile, letta di sfuggita in un libro del collega neurologo Oliver Sacks, già autore di “Risvegli”, cui seguì un secondo libro “L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello”, una raccolta di casi neurologici (quello del titolo era un caso di prosopoagnosia), trattati, commentati e raccontati come in un romanzo; molto gradevole alla lettura oltre che un ottimo ripasso. Nel libro veniva citato un caso per certi versi simile, in cui un paziente sentiva “le voci”, in modo discontinuo: frammenti di discorsi, musica ed altro. Un giorno sentì una pubblicità e lì, a quel punto, insorse: d’accordo la diagnosi di paranoia, d’accordo i discorsi “uditi”, la musica, ma, porca la miseria, la pubblicità, no, quella no. Si rivolse al dott. Sacks, nella speranza di trovare una causa. Sacks indagò, indagò e trovò una strana otturazione di amalgama in un dente; fece rimuovere l’otturazione (e forse anche il dente) e l’allucinazione scomparve. La lega dei metalli componenti l’otturazione, in presenza di saliva con un pH particolarmente acido, generava un effetto Volta, che alimentava una sorta di radio galena che, raggiunta la corrente necessaria, si sintonizzava su stazioni radio (onde lunghe, non esisteva la modulazione di frequenza in FM); la sintonia avveniva per brevi periodi, poi il dente, come un condensatore, si scaricava e l’acufene scompariva. Non dirmi che questa donna…
“Signora, mi fa vedere la lingua?” dissi, sfruttando la glossoscopia tipica della Medicina Tradizionale Cinese, cioè l’osservazione della lingua. Lo vidi subito: un canino, in arcata inferiore destra. Una colata di resina, oro, metalli bianchi che troneggiava spavaldo. “Signora, ma quel dente? Non è un po’ bruttino? Poi è troppo lungo: provoca una malocclusione, sicuramente; ha dolore cervicale?” “No, dottore, è brutto, sì, e poi mi dà un sapore strano in bocca, come quando si toccano con la lingua gli elettrodi delle pile da radio (la paziente si riferiva alle batterie da 9V), ha presente?” “Ho presente, sì, eccome! E perché non va dal dentista? È anche brutto! Ma da quanto ha questa ferramenta in bocca?” “Anni, ma rimanda oggi, rimanda domani…Sa com’è.”.
Da qualche anno, con amico odontoiatra, discutevamo di amalgama dentaria per otturazioni: pericolose o no? Una traccia l’avevamo trovata: se la lega di metalli è instabile, per effetto della acidità della saliva, eroga una corrente superiore od inferiore ad 1 microAmpére (+1 μA o -1μA); questo consente la ionizzazione dei metalli, in particolare il Mercurio che, se metilato (ad opera di un particolare Staphylococcus, il metilans) diviene assorbibile. Se il range della corrente è compreso tra -1 e +1, l’otturazione è stabile e non va rimossa. Trovammo anche il metodo, semplice: utilizzando un multimetro digitale, quello dell’elettricista, si poteva, poggiando l’elettrodo positivo sulla lingua e quello negativo sulla otturazione metallica, ricavare l’entità di tale corrente. L’apparecchio si trova con facilità nei negozi di elettronica o anche nei vari ipermercati professionali, dove il non artigiano può acquistare facilmente la motosega con cui tagliare via un fastidioso avambraccio, per esempio.
Così testai la corrente della paziente: -35 μA! Un valore mai visto; considerato che la branca del V, il trigemino, ha una corrente di circa -8 nanoAmpére, significava che la corrente nel dente incriminato era più di 4.370 nA superiore al nervo sottostante!
“Signora, sente la musica, ora?” “Sì, come quasi sempre.” “Le posso praticare una piccola anestesia?” pensando alla possibilità di interrompere la trasmissione nervosa e non solo quella. La paziente acconsentì, le praticai, sotto il dente, che io vedevo sempre più come una riproduzione in scala della Chrysler Tower di New York, una piccola infiltrazione, circa 0,5 ml, di Procaina cloridrato 1%. Esattamente la stessa tecnica di Neuralterapia alla Huneke che pratico nel sospetto di granuloma apicale, per verificare, o meno la scomparsa dei sintomi, anche a distanza, che un ascesso cronico può provocare. In pochi secondi lo strano acufene era scomparso. Diagnosi azzeccata, pensai! “Bene, signora, come vede, spegnendo il dente, la musica scompare: deve solo andare, finalmente, dal dentista, per le cure del caso, tanto più che nemmeno lei lo vuole più, questo brutto dente. Mi raccomando, quando lo avrà fatto, mi chiami: è una mia curiosità, più che legittima.”. “D’accordo, dottore, le farò sapere…”
La accompagnai alla porta, in attesa della futura chiamata. Passarono i mesi, pian piano me ne dimenticai. Solo ogni tanto mi veniva in mente quello strano caso: forse mi ero sbagliato, nel formulare una diagnosi così azzardata. Circa un anno dopo venne la figlia, che studiava a Bologna, in prima visita. Appena giunse, le chiesi della mamma, ovviamente. La ragazza mi guardava stranita: non ne sapeva nulla. Anzi, le disse che la visita era risultata inutile e che la avevo anche –secondo la madre- presa in giro. Spiegai brevemente cosa avevo in testa, le feci acquistare il testo di Sacks, obbligandola a leggerlo; poi avrebbe accompagnato la madre dal dentista. Finalmente, dopo aver letto, mi chiamò dicendo che aveva compreso, pochi giorni dopo il dentista (uno vero, stavolta: quello precedente, autore di tanta metallica opera, era un odontotecnico, suppongo in florida fase lisergica) rimosse l’antenna che, in monofrequenza, alimentata dall’acidità della saliva, si sintonizzava sulla frequenza in cui il jingle della pubblicità radiotelevisiva, veniva trasmesso, come musica d’attesa di quel gestore di telefonia mobile. La signora era incredibilmente guarita.
Non so se mi capiterà mai più una storia clinica come questo, ma potrebbe accadere un domani a chi, come me, pratica una medicina che tenga conto di ogni possibile variante conosciuta ad un medico, la Medicina Integrata, usare un trattamento che funzioni, che abbia pochi effetti collaterali e che costi poco. Ovvero ragionare come fa il saggio dei saggi, quello che mantiene in vita il Mondo intero: il contadino. A volte, anche solo una diagnosi corretta (e tanta, ma tanta fortuna, nel mio caso) può risolvere un problema. Quando si fa la diagnosi, ça va sans dire.